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Intelligenza Artificiale – I parte –

Il caso del brevetto non riconosciuto: DABUS!

E’ successo, l’AI creata da Stephen Thaler dal nome DABUS è stata indicata da quest’ultimo come responsabile di un brevetto. In particolare, l’IA DABUS sarebbe l’autore di un contenitore per alimenti basato su un sistema geometrico a frattali. Niente di assolutamente nuovo o innovativo, ma sicuramente importante perché a idearlo sarebbe stata un intelligenza artificiale.

L’US Patente and Trademark Office ha rifiutato che l’autore potesse essere un AI con la seguente risposta:

Non trattandosi di una persona, non può essere qualificato come inventore.

Poi, l’ufficio brevetti del Sud Africa e successivamente l’Australia ha accettato che l’IA possa essere indicata come inventore di un brevetto.

A questo punto ci si chiede se effettivamente, l’IA possa essere riconosciuta o meno come inventore di un qualcosa. Per quello che sembra, non dare tale opportunità significa in primo luogo, mascherare un processo costruttivo (Thaler si attribuisce direttamente l’invenzione) e in secondo luogo, rifiutare un processo evolutivo.

Un altro caso, interessante di “concezione mentale” attribuita all’IA  è direttamente disponibile nel sito AIVA – The AI composing emotional soundtrack music.

AIVA, IA che genera un brano musicale
Figura 3.
(AIVA – IA in grado di comporre un brano musicale)

In tale contesto, l’IA è in grado di generare un brano musicale del tutto nuovo, a cui, volendo, si potrebbero applicare dei diritti di autore. Un esempio della capacità di tale strumento è udibile al seguente link:

Video 1.
Esempio di brano musicale generato dall’IA AIVA.

Quali sono le preoccupazioni dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale?

In un futuro non tanto lontano, molte funzioni fondamentali per la vita umana, saranno eseguite dai robots. Nel campo della logistica, dell’industria, e dei trasporti saranno i sistemi robotici a gestire le relative attività e l’uomo dipenderà in modo sempre più’ crescente da queste macchine. La produzione di energia, la sicurezza, l’approvvigionamento delle materie prime e altri settori di primaria importanza saranno garantiti dai robots. Ma, se in tutto questo accadesse un blackout, cosa succederebbe?

Gli umani in questo scenario saranno affetti da dipendenza tecnologica. A tutti, sono noti i sintomi derivanti da un utilizzo eccessivo di internet, dei videogiochi, e dell’utilizzo dei cellulari. L’ “internet Addiction Disorder” è una patologia che condiziona la vita di chi ne soffre: ansia, difficoltà di interazione, esaurimento nervoso sono i sintomi più’ gravi.

Inoltre, già oggi, e nel prossimo futuro, l’intelligenza artificiale e i robots saranno i protagonisti di un settore molto delicato e alquanto pericoloso, quello degli armamenti. Attualmente, la maggior parte della ricerca robotica e dell’intelligenza artificiale è finanziata dal dipartimento della Difesa negli Stati Uniti d’America. I sistemi Google A.I. vengono ad oggi utilizzati nei droni militari (progetto Maven) e in particolare nel rilevamento degli oggetti da colpire. Leggete il seguente articolo del “The Guardian” per saperne di più’: The Guardian Google’s AI is being used by US military drone programme. Online, si possono trovare numerosi articoli sui pro e contro dell’utilizzo dell’A.I., ma fondamentalmente l’uso di tale tecnologia va verso l’aiuto degli essere umani e non la loro distruzione.

Ma cosa pensano gli scienziati a tal proposito?

Secondo Key Kurzweil, futurista, inventore e capo della divisione Engineering di Google, nel 2040-2050 il cervello umano si potrà avvalere dell’intelligenza artificiale in una specie di fusione cibernetica. Una prospettiva evolutiva interessante, ma a quanti piacerà avere un “elaboratore” in testa?

Per Stephen Hawking, noto astrofisico, l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare l’ultima invenzione umana. Dopo, le “macchine” potrebbero costringere l’uomo a vivere in eterna schiavitù o nella peggiore delle ipotesi all’estinzione totale.

The development of full artificial intelligence could spell the end of the human race

Non solo, a breve, grazie ai continui miglioramenti degli algoritmi dell’intelligenza artificiale, i robots riusciranno a sostituire gran parte della manodopera operaia e migliaia di persone perderanno il proprio lavoro. L’impatto sociale sarò devastante e tra vent’anni la metà della popolazione mondiale avrà perso il lavoro. Forse, dovremmo trovare quanto prima dei modelli evolutivi diversi prima che sia troppo tardi!

Conclusioni

In questo breve articolo abbiamo visto che cosa si intende per rete neurale biologica e artificiale e l’importanza della scelta dei problemi adatti ad una soluzione prettamente artificiale. Nei prossimi, parlerò di computer quantici e cercherò di risolvere dei problemi con l’utilizzo di JOONE.

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